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HIV+: curarsi ora per non ammalarsi domani

Aggiornamento: 30 nov 2020


 

In uno studio di Smit Mikaela et al i cui risultati sono stati pubblicati su Lancet nel 2015 nell’articolo Future challenges for clinical care of an ageing population infected with HIV: a modelling study è stato costruito un modello matematico basato sui dati raccolti tra il 1996 e il 2010 da più di 10 000 pazienti olandesi ed è poi stato utilizzato per fare delle proiezioni fino al 2030 rapportandole alla popolazione olandese generale. I parametri analizzati sono stati l’insorgenza di malattie non trasmissibili (NCD), l’invecchiamento, le interazioni tra i diversi farmaci somministrati ai pazienti e appunto la polifarmacia, ovvero la concomitante somministrazione di più farmaci a un paziente [14]. Il nuovo modello è stato poi utilizzato per identificare le implicazioni delle previsioni e le azioni necessarie per affrontare queste tendenze imminenti.

Vediamo insieme i risultati di questo studio e perché l’attività motoria giocherà un ruolo fondamentale nella gestione dei pazienti HIV+ nel prossimo futuro.


 


Sono passati più di 30 anni da quando l'HIV ha iniziato a diffondersi e quasi 20 anni da quando la terapia antiretrovirale (ART) è diventata disponibile, migliorando notevolmente il trattamento dei pazienti con HIV [1].


La ART, proprio perché è così efficace nel contenere la replicazione del virus, ha ridotto la mortalità dei pazienti con HIV [2] trasformando a livello sociale l'infezione da HIV in una condizione cronica a lungo termine. Il profilo dell’epidemia da HIV sta dunque cambiando a causa di una popolazione HIV+ che invecchia e che è sempre più colpita da malattie non trasmissibili (NCD) legate all'età [3].

La crescente prevalenza di NCD però complica notevolmente il trattamento dei pazienti con HIV [3,4]. Il fenomeno della polifarmacia diventerà altamente probabile [3,4] e con esso numerosi problemi. Le interazioni farmaco-farmaco possono portare, ad esempio, ad effetti avversi come la perdita stessa dell'efficacia del trattamento ART e la conseguente evoluzione della malattia.




I risultati di diversi studi hanno poi dimostrato che le persone HIV+ potrebbero avere un'età di insorgenza precoce e una maggiore prevalenza per molte delle malattie non trasmissibili rispetto agli individui non infetti [5-7]. Effetto dimostrato per diverse malattie cardiovascolari [8, 9], tumori maligni [10], malattie epatiche e renali [11], ed osteoporosi [12,13]. Uno studio prospettico olandese [6] ha inoltre osservato che la prevalenza dell’ipertensione, delle malattie cardiovascolari, dei problemi vascolari periferici e la compromissione della funzionalità renale erano significativamente aumentate nei partecipanti con HIV rispetto ai non infetti.


In generale rimangono però poco chiari i parametri per la stadiazione e il trattamento delle NCD associate all’infezione da HIV. Tale valutazione è decisamente urgente per affrontare le sfide future, modificare le linee guida basandosi sull'evidenza scientifica e garantire un'assistenza continua di alta qualità.


In attesa che però tutto questo venga sviluppato è chiaro che discipline mediche come la fisioterapia, che in maniera naturale offre la cura e la prevenzione alla maggior parte delle NCD, devono diventare diffusissime tra i pazienti HIV+ e lo devono diventare ora per permettere di migliorare l’outcome dei pazienti e per guadagnare il tempo necessario per fronteggiare le nuove tendenze.


La fisioterapia e l’attività motoria in generale offrono il più grande scudo non farmacologico alla diffusione delle NCD e alle terapie ad esse correlate: polifarmacia, ipertensione, problematiche cardiovascolari ed osteoporosi sono solo alcune delle cose che quindi si riescono a contenere.


Il limite di questo trattamento è però ovviamente la lentezza. C’è bisogno di iniziare ora per arrivare nel 2030 preparati a questa urgenza e tutte le professioni sanitarie devono collaborare in questa partita.


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Tratto da: Smit Mikaela et al. “Future challenges for clinical care of an ageing population infected with HIV: a modelling study.” The Lancet. Infectious diseases vol. 15,7 (2015): 810-8. doi:10.1016/S1473-3099(15)00056-0


 

BIBLIOGRAFIA:

1. Smit M, Smit C, Geerlings S, et al. Changes in First-Line cART Regimens and Short-Term Clinical Outcome between 1996 and 2010 in The Netherlands. PLoS One 2013; 8: e76071.

2. Mocroft A, Vella S, Benfield TL, et al. Changing patterns of mortality across Europe in patients infected with HIV-1. EuroSIDA Study Group. Lancet 1998; 352: 1725–30.

3. Gebo KA. Epidemiology of HIV and response to antiretroviral therapy in the middle aged and elderly. Aging Health 2008; 4: 615–27.

4. Nachega JB, Hsu AJ, Uthman OA, Spinewine A, Pham PA. Antiretroviral therapy adherence and drug-drug interactions in the aging HIV population. AIDS 2012; 26 (suppl 1): S39–53.

5. Guaraldi G, Orlando G, Zona S, et al. Premature age-related comorbidities among HIV-infected persons compared with the general population. Clin Infect Dis 2011; 53: 1120–26.

6. Schouten J, Wit FW, Stolte IG, et al. Cross-sectional comparison of the prevalence of age-associated comorbidities and their risk factors between HIV-infected and uninfected individuals: the AGEhIV Cohort Study. Clin Infect Dis 2014; 59: 1787–97.

7. Althoff KN, McGinnis KA, Wyatt CM, et al. Comparison of risk and age at diagnosis of myocardial infarction, end-stage renal disease, and non-AIDS-defining cancer in HIV-infected vs uninfected adults. Clin Infect Dis 2014; 60: 627–38.

8. Freiberg MS, Chang C-CH, Kuller LH, et al. HIV infection and the risk of acute myocardial infarction. JAMA Intern Med 2013; 173: 614–22.

9. Triant VA, Lee H, Hadigan C, Grinspoon SK. Increased acute myocardial infarction rates and cardiovascular risk factors among patients with human immunodeficiency virus disease. J Clin Endocrinol Metab 2007;92: 2506–12.

10. Kirk GD, Merlo C, O’ Driscoll P, et al. HIV infection is associated with an increased risk for lung cancer, independent of smoking. Clin Infect Dis 2007;45: 103–10.

11. Odden MC, Scherzer R, Bacchetti P, et al. Cystatin C level as a marker of kidney function in human immunodeficiency virus infection. Arch Intern Med 2007; 167: 2213–19.

12. Triant VA, Brown TT, Lee H, Grinspoon SK. Fracture prevalence among human immunodeficiency virus (HIV)-infected versus non-HIV-infected patients in a large U.S. healthcare system. J Clin Endocrinol Metab 2008;93: 3499–504.

13. Brown TT, Qaqish RB. Antiretroviral therapy and the prevalence of osteopenia and osteoporosis: a meta-analytic review. AIDS 2006; 20: 2165–74.

14. Van Sighem AI, van de Wiel MA, Ghani AC, et al. Mortality and progression to AIDS after starting highly active antiretroviral therapy. AIDS 2003; 17: 2227–36.


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